CHIESA DI SANT'ANDREA APOSTOLO IN VENEGAZZÙ

Note storiche
a cura di Massimo Visentin

Di una comunità cristiana a Venegazzù si hanno notizie certe dal XII° secolo, alcune pergamene dell'Archivio della Biblioteca Capitolare di Treviso, riportano il nome di un sacerdote nato a Venegazzù e attivo nella Curia Vescovile di Treviso, un certo Johanne presbitero de Viginixui. Pertanto non è azzardato affermare che ancor prima del Mille sia esistita a Venegazzù una comunità cristiana con la sua cappella e il suo prete.
La vecchia chiesa di Venegazzù alla quale fu dato il titolo di Sant'Andrea apostolo, era ubicata a nord del Paese a ridosso del Bosco Montello nei pressi del luogo denominato "Casteliere" sicuramente un antico sito paleoveneto e romano (lo testimoniano i reperti rinvenuti).  

A metà del XVIII secolo la popolazione era notevolmente cresciuta e la chiesa vecchia, piccola rovinosa e fredda, era ormai incapace di contenere i fedeli; così già dalla metà del 1700 si pensò di costruirne una nuova in centro del paese lungo un preciso asse visivo con Villa Spineda, non a caso la facciata della chiesa infatti è rivolta verso la villa.
L'incarico del progetto fu affidato all'architetto Giordano Ricatti da Castelfranco, amico degli architetti Francesco Maria Preti e Giovanni Miazzi, impegnati nello stesso periodo alla realizzazione dell'attigua Villa Spineda.
                                                                                               

La costruzione della nuova chiesa iniziò nel 1765 con la posa della prima pietra da parte del parroco Don Giovanni Genovese (nativo di Volpago), ma i lavori in realtà iniziarono nel 1768. Il Crico (parroco di Fossalunga, storico e scrittore) giudica la nuova opera: "chiesa d'ottima interna ed esterior simmetria, decorata d'un atrio con isolate colonne d'ordine composito e portanti il frontespizio della facciata della chiesa".  Il costo della fabbrica fu a carico della popolazione: il tutto fu pagato con le elemosine del vespero, l'obolo dei massari delle Confraternite, l'opera gratuita dei bisnenti e dei masieri che prestavano i loro buoi; il Comune e il capitano del bosco offrirono la legna  e spesso il conte N.H. Marcantonio Spineda prestava delle consistenti somme di denaro. I fabbricieri segnarono diligentemente le entrate e le uscite in un libro dal titolo"Registro del ricavo et del speso ne la  fabrica de la chiesa nova de Venegazzù".
Dopo quasi 30 anni di duro lavoro nel 1794 la nuova chiesa fu pronta e il parroco don Giuseppe Bejo fa domanda al vescovo per ottenere la benedizione ed aprirla ai fedeli; il vescovo da il consenso a patto che siano trasportati e collocati nella nuova chiesa l'altare maggiore, il ciborio, gli altari laterali, il vaso battesimale, le reliquie e gli arredi sacri della chiesa vecchia. 
Nello stesso periodo si smantellò la vecchia chiesa e il campanile, durante gli scavi compiuti, si trovò che la stessa era stata costruita con materiali di un'altra chiesa ancor più antica; si constatò poi che il coro poggiava sulle fondamenta di un'antica torre quadrata. Sotto le fondamenta arcuate furono rinvenuti resti umani. Dove sorgeva l'altare maggiore venne lasciato come segno visibile una croce, con proibizione di usare il materiale abbattuto a scopi profani.
Il 16 ottobre 1825 fu poi solennemente consacrata dal Vescovo Joseph Grasser alla presenza del parroco don Giuseppe Genovese nipote di quel parroco Genovese che nel 1765 pose la prima pietra.
Nel 1841 su iniziativa del parroco don Angelo Vettorato la chiesa fu dotata di un prezioso organo, opera della ditta organara Bazzani di Venezia. Nel 1876 fu nominato parroco don Giuseppe Durante nativo di Venegazzù, che per 30 anni (dal 1876 al 1906), si rese benemerito per la costruzione del campanile le cui fondamenta furono gettate nel 1855 e  portato a termine nel 1883, rialzò il pavimento del coro della Chiesa di due gradini, acquistò sei tele d'autore che fanno onore alla chiesa. Nel 1894 festeggiò con i parrocchiani il primo centenario della chiesa.


La chiesa è un tipico esempio di architettura neoclassica palladiana, si caratterizza per ampio pronao a  4 colonne con capitelli a ordine composito con trabeazione sormontata da timpano dentellato.
L' interno è elegante e curato nei particolari, impostato su un'unica navata con paraste trabeate e capitelli ionici, otto archi a tutto sesto delimitano gli spazi nelle pareti; nella volta altrettante finestre termali rendono l'ambiente luminoso valorizzando le numerose opere d'arte custodite.

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